Questo studio, pubblicato alla fine dello scorso anno in Orphanet Journal of Rare Diseases, valuta il peso e le esigenze di supporto dei caregiver informali dei pazienti affetti da malattie ereditarie rare.
Come ampiamente documentato in letteratura, i caregiver informali (ossia non retribuiti) di persone con disabilità o malattie croniche subiscono impatti negativi significativi in termini di qualità della vita e di salute mentale. I ricercatori hanno condotto una revisione della letteratura relativa ai caregiver informali di persone con malattie ereditarie rare, al fine di sviluppare un modello concettuale che metta in luce i loro bisogni specifici di supporto.
Il modello concettuale che è stato sviluppato si incentra su tre ambiti: la convivenza con una malattia ereditaria rara, le strategie di coping del caregiver e i bisogni/responsabilità del caregiver. Il primo ambito si riferisce agli oneri derivanti dalla presenza della malattia nella vita del caregiver, tra i quali l’essere un portatore della malattia e avere una visione negativa di sé stesso o della malattia.
Le strategie di coping dei caregiver comprendono l'accettazione, la gratitudine e la speranza, la fede, l’esistenza di una routine, la ricerca di informazioni relative alla malattia e la predisposizione di sistemi di supporto.
Infine, i bisogni/oneri del caregiver sono stati suddivisi in quattro ambiti; innanzitutto, il benessere emotivo, mentale e fisico sono influenzati dal ruolo del caregiver. Inoltre, alcuni caregiver hanno difficoltà ad accedere a informazioni importanti relative alla malattia. Inoltre, il ruolo di caregiver porta con sé doveri di natura sociale, in particolare in termini di vita familiare e sociale. Infine, prendersi cura di una persona affetta da una malattia ereditaria rara risulta difficile, e porta con sé difficoltà relative al trasporto, all'accesso alle cure, e alla produttività lavorativa.
I risultati di questa revisione della letteratura e del modello concettuale indicano che è necessario migliorare l'educazione formale dei professionisti della salute sulle malattie rare e creare gruppi di supporto e organizzazioni di difesa dei diritti dei pazienti relativamente a determinate malattie e Paesi. Inoltre, gli autori ritengono che il loro lavoro possa contribuire a supportare i provider di assistenza sanitaria nel soddisfare le esigenze dei caregiver.
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