Pubblicata la Guida al riposizionamento dei medicinali di IRDiRC


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato l’edizione 2023 dell’Elenco dei test diagnostici essenziali (EDL – Essential Diagnostics List), un registro basato sulle evidenze dei test diagnostici in vitro, che supporta i diversi paesi nelle scelte nazionali in materia di strumenti diagnostici. Tra le modifiche presenti nell’elenco di quest’anno sono presenti diversi aggiornamenti relativi alle malattie rare:
L'elenco EDL comprende anche altri test con diverse applicazioni, che possono essere utili anche dell’individuazione di specifiche malattie rare.
Il governo canadese ha annunciato la creazione di un Gruppo consultivo per l’implementazione (IAG – Implementation Advisory Group) dedicato ai farmaci per le malattie rare. La sua creazione fa seguito all’annuncio, avvenuto a marzo, della prima Strategia nazionale canadese per i medicinali per le malattie rare, mirata a favorire un accesso coerente a farmaci efficaci per le malattie rare e la loro sostenibilità economica.
Nel corso dei prossimi tre anni, il gruppo IAG fornirà ai pazienti e ai portatori di interesse un’occasione per scambiare informazioni, fornire consigli incentrati sui pazienti e individuare le migliori pratiche per l’implementazione della Strategia nazionale. Il gruppo, formato da circa 20 membri provenienti dai diversi ambiti della comunità delle malattie rare, incoraggerà il dialogo critico tra pazienti, famiglie e altri portatori di interesse. Il primo incontro si è tenuto il 26 ottobre 2023. Lo scopo finale del Gruppo è garantire ai malati rari esiti sanitari migliori e opzioni terapeutiche più efficaci.
Nel periodo che ha preceduto le elezioni nazionali in Nuova Zelanda, tenutesi il 14 ottobre, una coalizione di organizzazioni di difesa dei diritti dei pazienti, tra le quali Rare Disorders New Zealand, ha guidato la campagna My Life Matters (la mia vita conta) per attirare l’attenzione sui problemi associati alla mancanza di finanziamenti adeguati al sistema sanitario neozelandese. In particolare, la campagna ha invitato il governo a iniziare a investire in farmaci innovativi allo stesso livello degli altri paesi OCSE, dal momento che attualmente la Nuova Zelanda è al 32° posto in un elenco di 32 paesi OCSE per il finanziamento pubblico dei farmaci. Il culmine di questa campagna è stato un dibattito tra i portavoce per le questioni sanitarie dei principali partiti politici, che ha offerto ai pazienti e ai difensori dei loro diritti l’opportunità di discutere direttamente degli ostacoli nell’accesso ai farmaci. Durante il dibattito, i politici hanno dimostrato di essere consapevoli delle ingiustizie subite dai malati rari, e molti si sono impegnati ad aumentare i finanziamenti a Pharmac, l'agenzia governativa che prende le decisioni in materia di finanziamenti per i medicinali.
Il Campus medico Anschutz dell’Università del Colorado e i suoi partner hanno ricevuto un finanziamento di 30 milioni di dollari per istituire un nuovo Centro per il collegamento e l’acquisizione di dati (CLAD – Center for Linkage and Acquisition of Data). Il finanziamento è stato erogato nel quadro del Programma di ricerca All of Us (tutti noi) del National Institutes of Health, un’attività su larga scala che mira a promuovere nuove scoperte e a far progredire la medicina di precisione attraverso la raccolta di dati biomedici da un gruppo eterogeneo di almeno un milione di persone. CLAD introdurrà nuovi flussi di dati nel programma e migliorerà l’impatto delle informazioni dei partecipanti rafforzando l’approccio di All of Us al collegamento e all’acquisizione dei dati.
La Commissione Europea ha pubblicato un invito a manifestare interesse per rappresentare le organizzazioni dei pazienti nel Comitato per i medicinali orfani (COMP – Committee for Orphan Medicinal Products) dell’EMA. Saranno nominati tre membri (per un mandato triennale che inizierà il 1° luglio 2024) che contribuiranno alle attività del COMP partecipando alle riunioni mensili e alle discussioni scientifiche, ed esaminando i documenti. I rappresentanti delle organizzazioni di pazienti apportano un valore aggiunto poiché danno voce ai pazienti affinché le loro esigenze siano prese in considerazione nel processo decisionale del Comitato. Sebbene non sia necessaria una formazione medica, la conoscenza degli aspetti medici e normativi europei relativi ai medicinali può rappresentare un vantaggio. Le candidature dovranno pervenire entro il 7 dicembre 2023 (ore 12:00 CET). Per maggiori informazioni, si rinvia al sito della Commissione.

Questo nuovo articolo, pubblicato in European Journal of Human Genetics, descrive un nuovo approccio alla definizione della priorità delle varianti nell’ambito delle malattie rare non diagnosticate. Questo lavoro, svolto in parte da Orphanet nel quadro del progetto Solve-RD, è il primo passo verso lo sviluppo di una pipeline automatizzata e standardizzata per la rianalisi dei dati genomici e fenotipici, al fine di abbreviare l’odissea diagnostica e migliorare l’accesso alla diagnosi per i pazienti con malattie rare ancora prive di diagnosi.
La nuova metodologia si basa su tre approcci complementari che sfruttano l’Ontologia del fenotipo umano (HPO – Human Phenotype Ontology), l’Ontologia delle malattie rare di Orphanet (ORDO – Orphanet Rare Diseases Ontology) e il Modulo ontologico HPO-ORDO (HOOM – HPO-ORDO Ontological Module) per confrontare i casi irrisolti con altre segnalazioni e con le malattie rare note presenti nel database di Orphanet. I risultati ottenuti finora sono promettenti e indicano che, con ulteriori sforzi, questi approcci potrebbero essere applicati in maniera automatizzata all’intera coorte di casi irrisolti di Solve-RD.
Solve-RD è un progetto della durata di cinque anni e mezzo, finanziato dalla Commissione Europea dal 2018 al 2023, che mira a individuare le cause molecolari alla base delle malattie rare non diagnosticate. Al progetto partecipa un gruppo centrale di ERN (ERN-RMD, EURO-NMD, ITHACA e GENTURIS), con un ulteriore coordinamento con le altre reti e con i programmi nazionali per le malattie non diagnosticate. Le attività del progetto sono funzionali all’obiettivo di IRDiRC di garantire entro il 2027 che tutti i malati rari ricevano una diagnosi entro un anno dal primo consulto medico.

Il progetto Solve-RD sta utilizzando il tempo rimanente prima del termine del progetto per organizzare una serie di “solvathon”, ossia workshop per l’analisi e l’interpretazione dei dati relativi a diversi argomenti. Ogni workshop sarà incentrato sull’analisi di un diverso tipo di dati, con l'obiettivo di risolvere i casi di malattie rare ancora privi di diagnosi. I solvathon rimanenti sono:
Per maggiori informazioni sui workshop, si rimanda al sito di Solve-RD.
Questo nuovo studio, pubblicato in Rare Disease and Orphan Drugs Journal, offre una panoramica dello stato dell’arte delle terapie geniche per le malattie rare a livello europeo. Attingendo al database EudraCT, aggiornato dall’EMA, che contiene tutti gli studi clinici condotti nell’Unione Europea e nello Spazio economico europeo, i ricercatori hanno analizzato le dinamiche dello sviluppo delle terapie geniche nel periodo 2017-2023 e le recenti autorizzazioni al fine di individuare le tendenze del settore.
Lo studio mette in luce i significativi progressi nel campo delle terapie geniche e il loro potenziale per il trattamento delle malattie rare. In media, ogni anno in Europa vengono avviati otto studi clinici, nei quali le malattie più rappresentate sono quelle nutrizionali e metaboliche, oncologiche rare, ematologiche e linfatiche. Questa attività ha portato a un totale di 12 nuove terapie autorizzate, con altre 15 terapie in fase avanzata di sviluppo.
Malgrado l’attività di sperimentazione clinica in corso a livello europeo, si osserva una carenza di studi condotti da sponsor europei. La maggior parte degli studi sulle terapie geniche è condotta da sponsor provenienti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, mentre paesi come la Francia, l’Italia, la Spagna e la Germania non tengono il passo. Per sfruttare meglio il potenziale dell’Europa come leader nella ricerca e nello sviluppo clinico, sono necessari maggiori sforzi per aumentare il numero di studi clinici sponsorizzati da gruppi europei.
Al Congresso mondiale sui medicinali orfani tenutosi a ottobre, Chiesi Global Rare Diseases ha presentato un rapporto sul peso economico delle malattie rare in Germania, Francia e Italia. Analizzando i dati relativi a 23 malattie rare in cinque aree terapeutiche, la relazione mette in luce le crescenti sfide relative all’assistenza e l’impatto economico sui cittadini europei affetti da una malattia rara.
Il rapporto ha preso in considerazione i costi diretti, indiretti e correlati alla mortalità delle malattie rare confrontandoli con quelli delle malattie ad alta prevalenza. È emerso che il costo medio delle malattie rare è di circa 15 volte superiore rispetto al valore di riferimento per le malattie comuni (107.000 € contro 7.000 € per paziente all’anno). La carenza di opzioni terapeutiche aumenta notevolmente anche la percentuale relativa ai costi indiretti sul peso totale della malattia. Poiché questi costi indiretti gravano maggiormente sulle famiglie, è necessario uno sforzo comune per sviluppare trattamenti più efficaci e accessibili per le malattie rare.
I risultati di questo studio sottolineano l’importanza di mantenere i principi di equità sanitaria al centro delle attività mirate a promuovere lo sviluppo di terapie innovative. Esiste ancora un ampio divario tra i trattamenti esistenti e quelli necessari per le malattie rare, e sono indispensabili ulteriori sforzi a livello europeo per incoraggiare la ricerca, affinché possano essere superate le difficoltà nell’accesso ai medicinali.
Questo articolo, recentemente pubblicato in Social Science & Medicine, sfrutta le evidenze provenienti dalla comunità europea delle malattie rare per esaminare il modo in cui le organizzazioni di pazienti interagiscono con la ricerca e lo sviluppo e come li influenzano. Analizzando gli studi clinici condotti tra il 1990 e il 2019, i ricercatori hanno scoperto che i paesi con almeno un’organizzazione di malati rari operativa hanno registrato tassi di attività di ricerca e sviluppo più elevati rispetto ai paesi privi di associazioni attive; questi effetti risultano invece più deboli nel caso delle malattie ultra-rare, e sono necessari circa 5 anni dalla creazione dell’organizzazione perché i suoi effetti siano apprezzabili. Ciò evidenzia il notevole livello di impegno della comunità dei malati rari e l’importante ruolo delle organizzazioni di pazienti nel definire le priorità della ricerca e dello sviluppo.
Questo nuovo articolo, pubblicato in Healthcare, esamina la campagna di vaccinazione brasiliana contro il COVID-19 dal punto di vista dei malati rari. Il Programma nazionale brasiliano di immunizzazione è noto per la sua copertura universale efficace e gratuita contro le malattie previste dal calendario vaccinale del governo che, durante la pandemia, ha compreso anche la vaccinazione contro il COVID-19. Tuttavia, la politica non è riuscita a dare priorità ai malati rari, nonostante gli alti tassi di comorbilità e il rischio elevato. Scopo di questo studio è comprendere come la vaccinazione contro il COVID-19 sia stata erogata ai malati rari, e di determinare quanto sia stato efficace il Programma nazionale nel proteggerli dalla pandemia.
Gli autori hanno condotto una revisione documentale sistematica e completa delle evidenze scientifiche e di salute pubblica, con la quale dimostrano che la strategia anti-COVID-19 del Brasile non ha favorito i malati rari. Sebbene le persone affette da alcune malattie rare fossero incluse nella categoria ombrello delle “persone con comorbilità”, questa non includeva tutti i malati rari. Inoltre, non sono state prese in considerazione le difficoltà specifiche affrontate dalla comunità delle malattie rare durante la pandemia. Allo stesso modo, l’inclusione dei caregiver dei malati rari nei gruppi con accesso prioritario alla vaccinazione non è stata coerente tra i diversi stati.
Nel complesso, lo studio ha evidenziato alcune incongruenze nell’assegnazione della priorità ai malati rari per la vaccinazione contro il COVID-19. Sarà perciò necessario riflettere su come garantire che questo gruppo di pazienti vulnerabili e i loro caregiver siano protetti dalle future emergenze sanitarie.
Questo recente articolo, pubblicato in Rare Disease and Orphan Drugs Journal, esamina il potenziale dell’analisi federata dei dati per supportare l’individuazione delle priorità relativamente alle malattie da includere nei programmi di screening neonatale (NBS – newborn screening), uno strumento fondamentale per la diagnosi precoce delle malattie genetiche, molte delle quali rare. Lo screening consente un intervento precoce, che migliora la probabilità di esiti favorevoli in termini di salute e che può contribuire a ridurre le complicanze a lungo termine. Tuttavia, i limiti in termini di risorse fanno sì che non sia possibile effettuare lo screening per ogni malattia conosciuta. Questo studio identifica quattro fattori che devono essere presi in considerazione quando si valuta l’inclusione di una malattia nei programmi di NBS:
Per considerare pienamente tutti questi fattori, è necessario aggregare dati provenienti da più fonti, ma è importante tenere conto delle sfide legate alla sicurezza informatica, all’infrastruttura dei dati e ai requisiti legali per la condivisione dei dati. Per superare queste difficoltà, gli autori propongono l’uso della federazione dei dati per archiviare, accedere e analizzare in modo sicuro i dati genomici per la progettazione di programmi di NBS, riflettendo su come la federazione possa essere applicata alla progettazione degli studi clinici, per realizzare studi sintetici che potrebbero accelerare l’avvio di nuove terapie.
Questo articolo, recentemente pubblicato in Social Science & Medicine, presenta il concetto di “paziente politico idealizzato”, esaminando come le narrazioni potenti e persuasive dei pazienti siano facilitate e utilizzate, al fine di comprendere meglio l’attuale potere dei pazienti. Questi concetti sono stati analizzati nel contesto del Regno Unito dal 2011 al 2015, periodo di dibattiti sulla legislazione relativa alla donazione mitocondriale.
L’articolo esamina il ruolo sociologico dei pazienti come difensori dei propri diritti e veicoli del cambiamento politico. Il “paziente politico idealizzato” è una figura che si trova in una posizione ottimale per realizzare il cambiamento, coltivando sentimenti di simpatia per influenzare l’opinione pubblica.
Vengono descritte quattro dimensioni relative al paziente politico idealizzato: narrare, prendersi cura, attuare e navigare. La narrazione descrive come questa figura presenti una narrazione che suscita una risposta emotiva e pratica sia nello spazio pubblico che in quello politico. Il prendersi cura descrive le diverse forme di impegno intrapreso per supportare i pazienti e le loro famiglie nelle attività di attivismo, il che rafforza la narrativa dominante. L’attuazione si concentra sul lavoro degli attivisti stessi nel coltivare la figura del paziente politico idealizzato. Infine, la navigazione considera il modo in cui coloro che hanno punti di vista opposti si posizionano rispetto al paziente politico idealizzato.
Con il concetto di paziente politico idealizzato, gli autori ci consentono di comprendere meglio il modo in cui i pazienti possono far leva sul loro status per fini politici. In particolare, il caso di studio della donazione mitocondriale nel Regno Unito evidenzia come i malati rari e le organizzazioni di pazienti possano costruire narrazioni in grado di attuare efficacemente il cambiamento.
Questo nuovo studio, pubblicato in JMIR Public Health Surveillance, presenta i risultati di un sondaggio online che esamina la qualità della vita correlata alla salute (HRQoL – health-related quality of life) nei malati rari cinesi.
L’indagine, finalizzata a una migliore comprensione della relazione tra caratteristiche socioeconomiche e punteggi di utilità sanitaria basati sulla preferenza, è stata somministrata ai malati rari e ai loro principali caregiver di tutta la Cina, reclutati tramite le associazioni di pazienti. Il sondaggio ha misurato la HRQoL con la scala EQ-5D-5L, uno strumento comunemente utilizzato per questo scopo nelle popolazioni di malati rari.
I risultati forniscono informazioni sulla condizione dei malati rari cinesi. Le differenze tra i punteggi riportati dai pazienti e quelli riportati dai caregiver evidenziano l’importanza di integrare entrambi i punti di vista nella pratica clinica. In futuro, questi risultati potranno essere utilizzati per individuare un profilo normativo per i pazienti affetti da malattie rare, al fine di valutare meglio i futuri interventi volti a migliorare la HRQoL. Inoltre, questi risultati rappresentano un punto di partenza per monitorare i cambiamenti a lungo termine nella HRQoL complessiva della comunità cinese delle malattie rare.
Una recente lettera all’editore pubblicata in Orphanet Journal of Rare Diseases richiama l’attenzione sull’importanza dell’accessibilità linguistica dei registri di malattie rare. I registri sono uno strumento fondamentale per facilitare la ricerca sulle malattie rare; tuttavia, l’inglese è la lingua predefinita per la maggior parte delle piattaforme sanitarie digitali globali, registri compresi. Ciò spesso rappresenta una barriera che impedisce a coloro che non conoscono l’inglese di partecipare ai registri, con conseguenti problemi in termini di varietà e accuratezza nella rappresentazione delle popolazioni di pazienti.
In questo articolo, il Global Angelman Syndrome Registry (GASR – Registro globale della sindrome di Angelman) viene presentato come caso di studio per migliorare l’accessibilità linguistica dei registri. Il GASR utilizza un nuovo approccio di traduzione linguistica semiautomatizzata, che associa strumenti di traduzione automatica e crowdsourcing per rendere il registro disponibile in cinque lingue (inglese, spagnolo, cinese tradizionale, italiano e hindi). Di conseguenza, l’iscrizione al registro è diventata più diversificata dal punto di vista geografico, con una maggiore partecipazione in Spagna, America Latina, Asia, Italia e India.
Questo caso di studio dimostra l’importanza di rendere i registri disponibili in più lingue, e la fattibilità dell’approccio del registro GASR per il superamento delle barriere linguistiche e per una maggiore varietà nelle coorti dei registri.
Questo articolo, recentemente pubblicato in Frontiers in Pediatrics, discute dell’importanza di una codifica sistematica delle malattie rare non diagnosticate, per raggiungere una diagnosi più rapida e abbreviare l’odissea diagnostica dei pazienti.
Per diverse ragioni, le persone affette da malattie rare spesso affrontano lunghi percorsi diagnostici, che possono causare isolamento, incertezza e ritardi nel trattamento, con conseguenti danni psicologici e/o fisici e complicanze per i pazienti e per le loro famiglie. Inoltre, i malati rari possono essere invisibili ai sistemi sanitari e ai ricercatori a causa di terminologie inadeguate. La terminologia di Orphanet contiene un codice associato a “malattia rara senza diagnosi dopo indagini approfondite” (ORPHA: 616874), mentre la classificazione ICD-11 prevede un marcatore simile che indica “cause di morbilità sconosciute e non specificate” (MG48). Tuttavia, entrambi i codici richiedono approfondite valutazioni specialistiche prima di poter essere applicati. I pazienti che si trovano in una fase iniziale del loro percorso diagnostico soffrono quindi della mancanza di strutture di codifica adeguate.
Gli autori esaminano i fattori fondamentali per giungere a una diagnosi di malattia rara, discutendo dell’importanza di abbreviare l’odissea diagnostica dei pazienti e di come i sistemi di codifica esistenti, come la Nomenclatura di Orphanet, potrebbero essere adattati per migliorare la visibilità dei malati rari che si trovano ancora nella fase dei test diagnostici.
Gli autori di questo nuovo studio, condotto nell'ambito del progetto Solve-RD e pubblicato in European Journal of Human Genetics, confrontano sei strumenti bioinformatici per rilevare le inserzioni di elementi mobili (MEI – mobile element insertions), una causa nota di malattie genetiche. I diversi strumenti sono stati testati sui dati ottenuti dal sequenziamento dell’esoma e del genoma provenienti da campioni genomici pubblicamente disponibili, al fine di valutarne l’utilità nella risoluzione di casi di malattie rare non diagnosticate. I due strumenti con le prestazioni migliori sono stati applicati ai campioni della coorte di Solve-RD, portando a dieci nuove diagnosi.